Le strade di Roma si allagano fino all'impossibile.
Atta si inzuppa in maniera quasi integrale nel percorrere il brevissimo tragitto fino a casa. Poi si fionda verso il giappocinese della domenica sera, per poi, successivamente, andare a sciropparsi Sex and The City in compagnia di una fida compare. Il cinema Lux è ubicato in una zona caratterizzata dall'endemica mancanza di parcheggi. Arrivano giusto in tempo piazzando il Seicentino in maniera a dir poco criminale. Il film è pieno di scarpe e vestiti clamorosi. Atta dimentica i piedi doloranti e vuole andare, domani stesso, a comprarsi almeno due paia di scarpe. Con il tacco alto 12 centimetri e in tonalità alquanto improbabili. Il dopo film è sigarette e gelato nell'aria fresca, chè ha smesso di piovere.
Piange per quasi tutto il film. E anche per dopo il film, per strada, abbracciandosi la fida compare.
E non perchè non può permettersi tutte quelle mises iper-fashion.
Ieri sera sono incappata in questo film in tarda serata, dopo una felice incursione-razzia in un vicino Blockbuster (si, BIASIMATEMI!!) (giuro che la tessera era della mia amica)
E ho fatto le ore piccole lustrandomi gli occhi di fronte a una storia di rara umanità, uno Scamarcio per una volta decente, un Elio Germano assolutamente immenso, nel dare vita ad un personaggio complicato, stillante vitalità, nervoso, ossuto, irruento....inquieto e profondo. Meraviglioso.
Bellissimo film, pieno di momenti forti, ma non ho buttato una lacrima perchè è un periodo che non ho tanta voglia di piangere. Pensavo giusto questa cazzata mentre è partita l'ultima scena del film, con lui che guarda il mare, con quegli occhi un po' così, e rivede se stesso bambino, e parte "Amore Disperato" di Nada in una versione acustica da gettarsi per terra e contorcersi.
Sembra un angelo caduto dal cielo. E tra il ragazzo gentile e l'amore disperato, che quando si incontrano toccarsi è proprio uno show....sono stata 20 minuti a piangere come una disperata. Senza nessun amore disperato.
Che scema.
Certe volte basta davvero poco.
Pensavo che:
Sono stanca. E non ho voglia di fare niente. In questo momento. Ma domani mattina...
Dopo la visione de "l'amore ai tempi del colera" (il film!) e la lettura de "La casa degli spiriti", tutto nel giro dei medesimi giorni a cavallo di capodanno, sarà cosa buona e giusta dedicare le letture del 2008 ai sudamericani. Sensualità e magia. Mi sembra che sia di nuovo estate solo a pensarci. Ma un'estate afosa e torbida...un'estate poco europea per dirla tutta. Ho voglia di cominciare a credere agli spiriti,al destino scritto da qualche parte e all'amore che supera ogni cosa. Ma la vedo ardua.
Voglia di andare via. Da qualche parte che non sia l'Italia, magari. E non in vacanza. Il come il quando e il perchè restano assolutamente vaghi e indefiniti. Come i sogni fondamentali, che al mattino non ricordo mai.
Piove, una scusa in più per non uscire stasera.
Dopo la visione di "Across the Universe" (coloratissimo, appassionato, rumoroso, a tratti persino infantile)(da vedere assolutamente al cinema) ho ripreso l'intera discografia dei Beatles. E mentre con un occhio accarezzo il libro di diritto rispolvero persino un insospettabilissimo quanto ruffiano best of di (nientemeno) Lenny Kravitz, risalente agli oscuri anni della mia adolescenza e dei miei primi sofferti (ovviamente) amori.
Di tutte le indie-gestioni dell'anno scorso è rimasta poca cosa. Forse un po' di malditesta.
In una parola niente classifiche!
Il 2007 tutto sommato come un'annata non buona, ma spettacolare. Strapiena e straripante di cose, persone, fatti, musiche e pensieri. Un anno di stravolgimenti. Faticoso, ma è valsa la pena.
Sul 2008 non mi pronuncio ancora...si spera di portare avanti ogni cosa con l'energia e la sconsideratezza di sempre.
Disintegrata nel corpo e nello spirito da una giornata smezzata tra l'esame piu rognoso della sessione e la disperata ricerca di un lavoro, ieri sera mi sono gettata nella visione di un film a cui pensavo da parecchio tempo ma che non avevo mai avuto modo di vedere. Queste amnesie culturali in genere me le porto dietro per anni. Vedo il trailer di un film che mi attira, mi dico "tocca andare a vederlo", e poi magari me lo vedo due anni dopo per caso in dvd. E' infinita la lista di film (ma anche di dischi alle volte, attenzione!) che sono diventati per me imprescindibili, ma con qualche anno di differita.
Ieri sera insomma, svuotata da qualsiasi voglia di interagire col mondo esterno mi son buttata nel recupero dell'ennesimo buco nero della mia educazione culturale. Mi son vista Lavorare con lentezza. Che gia come titolo incarna probabilmente una delle mie maggiori aspirazioni di vita. (se fossi il dj di questo momento metterei "Our Veocity" dei Maximo Park) Quanto piu la mia vita e' VELOCE, sconsiderata, efficientista e strapiena, tanto piu desidererei poter lavorare con lentezza. Fare le cose con calma e accuratezza, con amore e con il sorriso sulle labbra. (beh, non si puo ovviamente, bisogna correre e sbrigarsi, ovviamente, e cercare di arrivare prima degli altri, ovviamente!)
La mia mania per gli anni '70 aumenta comunque in maniera sproporzionata. Le giacche a quadri, e le ragazze con le sciarpette peruviane, e i ragazzi capelloni e barboni e gli sciarponi di lana grezza (possiedo canoni estetici, davvero A PARTE), piu tutta una serie di altre cose orrende, a onor del vero. Mi affascina troppo la luce un po' ingiallita con cui sono illuminate le case in questi film sugli anni 70 italiani. Una luce opaca, che sa di consumato e mi sembra perfino di sentirlo l'odore di quelle cucine ingiallite.
E i cortei in piazza, e le canne, i collettivi, e il femminismo e la politica spalmata dappertutto(cosa cazzo e' la politica, che noialtri neanche lo immaginiamo, eh?) Non penso che potrei mai essere cosi ciecamente comunista e/o femminista come avrei potuto esserlo se avessi avuto ventanni nel 75. Non potrei esserlo io, e penso non potrebbe esserlo alcun ventenne degli anni 2000, a meno di non essere molto anacronistico e molto chiuso in un mondo separato dalla vita vera. 20 anni nel 75 ce li aveva mio padre (era lui quello dei collettivi, dei cortei, con la barba lunga e gli sciarponi di lana grezza). Non penso che tutto questo mi appartenga o possa mai appartenermi, per banalissimi motivi generazionali. Ma mi affascina molto, mi commuove anche un po'. Resto sempre e pateticamente una sentimentale, del resto.